Adattarsi al cambiamento
Ultimo del mese, un’altra pagina del calendario che se ne va nella carta straccia. All’improvviso mi guardo intorno ed ho paura. Persino il continuo reinventarsi può diventare un controllato giro su se stessi. Ciclico, puntale come un orologio svizzero. Statico rispetto ad un mondo in continuo movimento. Come diceva Marco Aurelio, l’unica cosa su cui si può fare affidamento è la profondità del proprio essere, tutto il resto non è che un’effimera scenografia che cambia con gli umori e le stagioni. Punti fermi, non ce ne sono. Forse è per questo che con tanta smania la gente si affanna a collezionarne. Un leader politico, una religione, un’ideale che si credono scolpiti nella roccia, quando invece inevitabilmente finiranno per mutare nel corso del Tempo. Quello con la T maiuscola, non quello piccolo, misero, limitato alla nostra breve esistenza.
Se tutto è destinato a trasformarsi, l’unica scelta razionale è vivere adattandosi al cambiamento. Come un camaleonte che si adegua al colore dello scenario, bisogna farsi malleabili, accomodanti, pronti a cedere a compromessi e a fare un passo avanti e due indietro. Purtroppo come spesso accade le qualità atte a rendere l’uomo felice sono proprio quelle che ne violentano la natura.
E ancora una volta l’irrazionale vince sul razionale, in me per prima.




