Talenti

Settembre 18th, 2007

Quando nasciamo, tutti abbiamo un dono. Un’abilità particolare o una predisposizione che ci rende diversi da tutti gli altri. Certa gente passa una vita intera a chiedersi che cosa mai possa essere, altri si convincono d’averla trovata, mentre in realtà alimentano un’illusione.
Di questo sono profondamente convinta, dell’esistenza dei talenti e delle difficoltà che si incontrano nel portarli alla luce.

Un talento non è soltanto qualcosa che sappiamo fare bene, è qualcosa che sentiamo ci appartiene dal profondo della nostra anima. Forse è qualcosa che siamo destinati a fare, o forse qualcosa che abbiamo già fatto tanto tempo prima, oltre le soglie dell’umana memoria.

Mi chiedo spesso se sia questo il mio talento, interrogarmi sull’esistenza dei talenti stessi, oppure qualcos’altro. No, non può essere questo, mi dico. L’aspettare, l’analizzare, il congetturare. Tutte cose che ho imparato, non che ho trovato.

Ho tra le mani il seguito di un libro che ho amato, “Vous revoir” di Marc Levy. E mentre leggo in francese mi sento come se la mia anima fosse spezzata in due. Io sono lì, tra quelle pagine. Sono lì, tra quelle erre roboanti e quei cinguettii. Forse ero lì, forse sarò lì, ma quel che sento è più che mai presente.

Poi accendo la tivù, danno un film coreano. Non importa se non conosco le parole, le sento. Chiudo gli occhi e mi lascio trascinare da suoni esotici ma che non mi paiono stranieri. Mi basta così poco per essere felice!

Più tardi, allungata tra le lenzuola fresche di bucato, indugio ancora un po’ sulle pagine di King Lear. Le palpebre si abbassano pesanti tra “wondering” e “guessing”.

In un’altra vita, mi dico, forse ero il vento.


Il bello d’avere vent’anni

Settembre 14th, 2007

champagneAh, Settembre. Il mese degli inizi, dei progetti da realizzare, delle foglie secche da schiacciare, di matite ben temperate, degli esami da dare. O almeno così era fino all’anno scorso. Oggi è diventato il mese dei fiori d’arancio e dei crisantemi, il mese delle angosce e dei dubbi esistenziali, il mese dei trent’anni.

Quando avevo diciott’anni quello dei trentenni mi sembrava un mondo meraviglioso e rassicurante. Mi immaginavo bella bella in modo assurdo, affermata e finalmente nel mio definito habitat naturale, quello che mi sarei costruita con fatica e dedizione e che sarei stata libera di godermi, mi dicevo, solo a trentanni. Purtroppo, ben prima di arrivare a spegnere 30 sudate candeline, ho capito che non è affatto così. Altro che “trentenni vincenti e seducenti”, come diceva Jennifer Garner.

Ne avevo sentite tante sulla crisi dei trenta, ma pensavo fossero tutte una marea di sciocchezze. “I trent’anni saranno gli anni della mia ribalta”, continuavo a ripetermi.

Negli ultimi due anni ho cambiato forse in parte il mio modo di vivere e questo mi ha portata alla giovane età di 22 anni ad entrare in contatto con persone che hanno superato la famosa soglia. Due mie care amiche hanno trent’anni ed anche un…vabbè, stendiamo un velo. Quello che voglio dire è che i trentenni li conosco e non per sentito dire.

A favore del fraternizzare coi trentenni c’è che posso trarre utili insegnamenti da persone “adulte” (si spera) generazionalmente non troppo lontane da me. A sfavore di tali compagnie invece, c’è che poi vengo invitata a ricorrenze tipicamente “enni” come matrimoni, battesimi e quant’altro…tutte situazioni che aborro dal più profondo del cuore, purtroppo. Ah, come sono lontani i tempi in cui sognavo un abito bianco di Vera Wang!

Il salto chiamiamolo di qualità è stato che sono passata dal tavolo dei bambini al tavolo degli amici single. E sapete una cosa? Preferivo quello dei bambini. Quando ad un matrimonio sei in una situazione del genere, vuol dire che sei seduta in circolo assieme a persone con le mani sudate e con le palle degli occhi schizzate fuori dalla disperazione. Specialmente le donne. Si accalcano attorno al tableau dei posti a tavola scorrendo i nomi degli invitati come leoni famelici. Si fanno venire crampi facciali a forza di ridere, spinte, forse, dalla profonda convinzione che si tratti dell’ultima chiamata per un treno che non tornerà più.

Dopo una blanda presentazione in cui ripeto il mio nome più volte e dimentico quello di tutti gli altri, mi si interroga sull’età. Alla risposta “22” ricevo occhiate sconvolte. Quando più tardi dimostro che non solo ho il permesso di bere alcolici, ma anche che ne so trarre il massimo beneficio dispensando sorrisi etilici (complice il continuo refill dei camerieri), le “enni” iniziano a diventare ostili. Probabilmente hanno l’erronea convinzione che voglia pescare dal loro già ristretto laghetto dei single. In realtà le rotelle del mio cervello macinano ben altri pensieri.Mi chiedo come sia possibile essere così tristi per aver raggiunto finalmente quello che credevo fosse un traguardo ed anche perchè queste ragazze sembrano convinte che i loro successi non valgano nulla se non hanno un invito con su scritto “+1″.

Me ne vado subito dopo il taglio della torta, intorpidita dal vino ed ammalata di cinismo.

Stamattina inaspettatamente mi sveglio giovane, rigenerata, ottimista e con una scintilla in testa. Forse inizio finalmente a capire profondamente le parole affettuose di M. quando mi dice “goditi questi anni, perchè sono i migliori della vita”.

Che bello avere vent’anni.


My head among the clouds

Settembre 13th, 2007

Album CoverSong: Sway
Author: The Perishers
Album : Let there be morning (2005)

 

 

Lyrics:

I talk to you as to a friend [ti parolo come ad un amico] I hope that’s what you’ve come to be [spero sia quello che tu sei diventato] It feels as though we’ve made amends [sembra come se avessimo pensato di aver fatto ammenda] Like we found a way eventually [come se col tempo avessimo trovato un modo] It was you who picked the pieces up [sei stato tu che raccogliesti i pezzi] When I was a broken soul [quando ero un’anima distrutta] And then glued me back together [e poi mi rimettesti insieme] Returned to me what others stole [mi restituisti quello che altri rubarono] I don’t wanna hurt you [non voglio ferirti] I don’t wanna make you sway [non voglio farti tentennare] Like I know I’ve done before [come so che ho fatto in passato] I will not do it anymore [non lo farò più] I’ve always been a dreamer [sono sempre stato un sognatore] I’ve had my head among the clouds [avevo la testa tra le nuvole] Now that I’m coming down [ora sono sceso giù] Won’t you be my solid ground? [non vorresti essere la mia terra ferma?] I look at you and see a friend [ti vedo a vedo un amico] I hope that’s what you wanna be [spero sia quello che tu vuoi essere] Are we back now where it all began [stiamo tornando indietro dove è iniziato tutto] Have you finally forgiven me? [ mi hai finalmente perdonato?] You gathered my dreams in [tu raccolsi i miei sogni e li portasti via] When they all blew away [quando volarono tutti via] And then tricked them back into me [e poi li hai instillati di nuovo in me] You saved me I was almost dead [mi hai salvato, ero quasi morto.]


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