Secrets & Lies

Luglio 7th, 2007

Per quanti siano disposti a crederlo, a otto anni ero una bambina silenziosa. Talmente timida da abbassare istantaneamente lo sguardo non appena qualcuno mi rivolgeva la parola. Allora, come oggi, avevo mille pensieri che mi frullavano nella testa, ma pochissima voglia di esprimerli. Il mio segretissimo diario rosa di Snoopy era l’unico a conoscere i miei pensieri più profondi (e qualche bugia piazzata strategicamente qua e là, nel caso mia madre lo leggesse).

A tredici anni come per magia, con l’ausilio di questo mondo globalizzato, ero sbocciata come la tipica teenager: “i miei genitori fanno schifo, il mondo fa schifo e i ragazzi non mi si filano”. Stranamente, per quanto banale potesse essere la mia vita di allora, sentivo il bisogno incontenibile di gridare al mondo i fatti miei, quasi come se tenerli per me sola fosse un fardello troppo grande.

Al liceo non ho imparato a tenere la bocca chiusa, selezionando però con chi vuotare il sacco. Ma si sa, il passa parola è qualcosa di insito nella natura umana. Chi viene a conoscenza di un segreto, sente il bisogno di condividerlo con qualcun altro. Non sempre per malizia o superficialità, ma spesso e volentieri per paura di esserne responsabili.

A ventidue anni, da un giorno all’altro e non so bene come, ho cambiato atteggiamento. La gente mi parla di sè, di piccoli e grandi segreti, mi racconta bugie dichiarate che e non mi fanno alcun effetto. Niente più notizia, niente più angoscia, niente.
Dopo tanto scorrere attraverso queste variopinte fasi della vita, l’acqua dei miei ponti sembra finalmente aver trovato la sua foce. Ora è in mare aperto, dove regna sovrana calma piatta.

La cosa interessante è che non solo provo un sincero disinteresse e distacco per le vicissitudini altrui, ma anche per le mie! Non sento il bisogno di condividerle, nè di esprimerle, nè di rifletterci su.
E come se non bastasse, il mio diario, una volta pieno di turbamenti Törlessiani, oggi è proprio come questo blog. Vago, impersonale e falsamente profondo. Quello che mi chiedo alla fine di questo lungo giro di parole è : sono diventata più saggia o solo più insensibile?

Una persona che mi conosce molto bene mi ha fatto riflettere. Mi ha detto qualcosa che mi ha presa alla sprovvista. Mi ha detto di aver sempre pensato a me come una persona molto fredda e razionale.
Là per là ci sono rimasta. Io fredda? Io razionale? La mia prima reazione è stata pensare che se davvero la pensava così, quella persona avesse preso un grosso abbaglio. Le ho detto che si sbagliava, che non era vero, ma oramai il dubbio si era insinuato. Ed ho iniziato a pensare.
Non a quello che credevo, o sognavo, o desideravo. Mi sono messa invece ad analizzare la mia vita dall’esterno cercando di basarmi solo sui fatti. Ad un’analisi onesta risultava che a giudicare dal mio comportamento, ho agito e pensato davvero da persona fredda e calcolatrice. Una persona capace di riversare in faccia a qualcuno il proprio disprezzo senza la minima esitazione nè sensi di colpa. Qualcuno che il giorno dopo aver subito una delle più grandi delusioni della vita era giro a fare shopping. Ed anche se qualche anima pia potrebbe pensare che se la calma esteriore non fosse che una maschera , io SO che quella calma era REALE.
Possibile che sia davvero una persona così diversa da quello che mi sono illusa di essere? E questa è una cosa buona o una cosa cattiva? A tutte queste domande non ho ancora trovato risposta, sto attraversando un momento parecchio confuso in verità. Sto cercando di capire chi sono e chi sono diventata, e se quello che sono e che sono diventata mi piaccia oppure No.
Mi rendo conto che le scelte che ho fatto, anche quelle che possono apparire più drastiche e dolorose non mi sono costate nulla. Ho sempre agito da manuale. Ho fatto quello che gli altri si aspettavano da me, “dalla brava ragazza”. Ho fatto rinunce che non erano tali, perchè non mi sono mai realmente avvicinata tanto a qualcosa da avere paura di poterla perdere.
Ho accusato spesso gli altri di freddezza, quando io per prima sono una scatola chiusa impacchettata con belle parole. Ho letto Seneca, Marco Aurelio e il Dalai Lama e ho imparato cos’è giusto e cos’è sbagliato, in teoria. Ma in pratica? Quanto sono davvero buona in pratica? C’è una bella differenza dal fare qualcosa di buono perchè sentito nel profondo, piuttosto che farlo solo perchè va fatto.

Una mia carissima amica mi ha detto che per lei sono un esempio da seguire. Sono andata in crisi.
Io un esempio? No, onestamente non posso dire di esserlo. La mia forza non è nel cuore, ma nella mente. E quindi non vale niente. Queste sono le prime parole completamente sincere e personali che scrivo da quando ho aperto questo blog. Grazie se siete arrivati a leggere fino a qui, se lo trovate noioso vi capisco e non vi serbo rancore.
Quante bugie mi sono raccontata? La mia più grande dichiarata aspirazione è vivere un grande amore. Fino a ieri non era un segreto, ma una bugia. Da domani voglio provare a trasformare questa bugia in un bel segreto. E non voglio essere un esempio, ma un umile sostegno che non giudica e che concede a sè stessa e agli altri il lusso di sbagliare

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