Lacune
Succede all’improvviso, non si sa bene perchè, non si sa bene come. Entri nell’ascensore di casa e tutto d’un tratto non sai che tasto spingere. Oppure apri il tuo prezioso diario che tieni da quando hai 10 anni e sfogliandone le pagine un nome ti passa davanti agli occhi. E pensi: “e questo di c.. è?”. Lo pensi, inspiegabilmente. Ti ci vogliono trenta secondi buoni per ricordarti della persona che una volta ti ha fatto vedere prima le stelle, poi le pene dell’inferno, poi di nuovo le stelle e soffrire e soffrire.
E allora capisci che era come una cometa.
Mentre passa ti arriva questa luce fortissima, tu la guardi e credi che sia vera, presente e meravigliosa. Quando sparisce invece, sai che la luce che ti arrivava non era che un riflesso e una menzogna. E la luce della verità diventa una lacuna, una specie di lampada ad intermittenza comprata a Porta Portese per cinque euro, un oggetto da poco, o comunque un ricordo che non vale la pena conservare.
Ma è davvero così facile dimenticare? Ciò che ci commuove, ciò che ci fa piangere si riconosce facilmente perchè vibra ruomorosamente in superficie. Che fine fanno invece quelle scritte all’angolo della lavagna dei ricordi, le emozioni insabbiate nelle lacune più profonde della nostra mente? Riusciamo a conviverci davvero oppure si vanno subdolamente ad affossare là dove non possono essere ripescate, nel profondo del profondo, fino a corrompere e modificare per sempre i nostri equilibri? Che cosa c’è sotto le cicatrici rimarginate?




