Lacune

Maggio 28th, 2007

Succede all’improvviso, non si sa bene perchè, non si sa bene come. Entri nell’ascensore di casa e tutto d’un tratto non sai che tasto spingere. Oppure apri il tuo prezioso diario che tieni da quando hai 10 anni e sfogliandone le pagine un nome ti passa davanti agli occhi. E pensi: “e questo di c.. è?”. Lo pensi, inspiegabilmente. Ti ci vogliono trenta secondi buoni per ricordarti della persona che una volta ti ha fatto vedere prima le stelle, poi le pene dell’inferno, poi di nuovo le stelle e soffrire e soffrire.
E allora capisci che era come una cometa.
Mentre passa ti arriva questa luce fortissima, tu la guardi e credi che sia vera, presente e meravigliosa. Quando sparisce invece, sai che la luce che ti arrivava non era che un riflesso e una menzogna. E la luce della verità diventa una lacuna, una specie di lampada ad intermittenza comprata a Porta Portese per cinque euro, un oggetto da poco, o comunque un ricordo che non vale la pena conservare.
Ma è davvero così facile dimenticare? Ciò che ci commuove, ciò che ci fa piangere si riconosce facilmente perchè vibra ruomorosamente in superficie. Che fine fanno invece quelle scritte all’angolo della lavagna dei ricordi, le emozioni insabbiate nelle lacune più profonde della nostra mente? Riusciamo a conviverci davvero oppure si vanno subdolamente ad affossare là dove non possono essere ripescate, nel profondo del profondo, fino a corrompere e modificare per sempre i nostri equilibri?
Che cosa c’è sotto le cicatrici rimarginate?

Progresso o Regresso?

Maggio 24th, 2007

Non ci rifletto su quasi mai, forse perchè oramai l’abitudine della vita di sempre ne ha fossilizzato la sensazione, ma Roma è davvero una città dispersiva. Probabilmente è lo stesso dappertutto nelle grandi città, anzi, sicuramente altrove è anche peggio. Eppure questo sentimento di essere sempre soli e non esserlo mai non può che straniare se ci si sofferma.

Il piccolo terrazzino della mia stanza affaccia su quattro cortili di diversi da cui posso vedere moltissime finestre, eppure solo di rado mi capita di corgere qualche volto al di là dei vetri. Viviamo in una città di fantasmi?

Gli esseri umani sono in realtà creature schive e gelose del proprio nido, ma incapaci di vivere in completa solitudine. Mi sono chiesta spesso perchè quando mi trovo in un’a sala conferenze, oppure in un’aula universitaria le persone che mano a mano entrano vanno ad occupre i posti liberi pià lontani dai gruppi di estranei. Più che una forma di delicatezza mi sembra un istintivo d’ autoconservazione. Ma se davvero è così allora perchè sulla banchina della metro e sull’autobus invece di allontanarsi cercando spazi liberi la gente si raduna entro lo stesso limitato spazio vitale? Aveva ragione il caro Manzoni: la folla è una macchina impazzita, un agglomerato di istinti diversi che si influenzano a vicenda a partire da una scintilla accesa chissà dove e chissà come.

Quant’è duro però accettare il non-senso. Visto così un litigio casuale all’università rientra nell’ordine del vivere sociale. La gente scarica la propria frustrazione sugli altri a dimostrazione di un egocentrismo che non tiene conto delle nostre naturali e congenite reciproche dipendenze. Ecco allora che l’insulto al guidatore a fianco così come la polemica all’ufficio postale diventano normale amministrazione. Eppure qualcosa mi dice che non è sempre stato così. Deve esserci stato un tempo, senza telefonini e senza traffico impazzito, un tempo in cui l’istinto naturale verso il prossimo era di tolleranza e non di belligeranza. Ce lo vedete un “Marco Tullio” a gridare come impazzito: “Hey tu, brutto s*****o, sposta quella c***o di auriga dalla strada!!” ?!?

La verità è che la presunzione umana è cresciuta di pari passo col cosiddetto progresso.

Dissonanze

Maggio 16th, 2007

La mente umana è una macchina eccezionale. Incamera e memorizza sensazioni ed emozioni, indelebilmente. E’ come una lavagna infinita su cui scrivere senza mai poter cancellare. Basta un odore, un colore, una canzone, per riportare a galla ricordi sopiti. E per un istante sembra quasi di essere ancora lì, in quel preciso momento, in quell’esatto stato d’animo, dove il tempo si era fermato. Ecco perchè detesto Phil Collins. Se è vero che non si può cancellare il passato, si possono però creare ricordi più intensi. Al diavolo Phil Collins.

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