Drop the mask

Febbraio 25th, 2007

Mi sono spesso trovata a riflettere sul senso dei cambiamenti. Dei miei, quelli più intimi e segreti; quelli altrui, più manifesti. “Sono cambiata”, “Sei cambiato”. “I tempi cambiano”. Ma che vuol dire?
Si cresce e si fa tesoro del proprio bagaglio di esperienze, di errori…e si cambia. In meglio, il più delle volte. Forse “cambiare” è il verbo sbagliato. Non si cambia, si impara.
Ho scavato a fondo, sollevato ricordi che avevo sepolto in fondo alla coscienza perchè troppo scomodi per essere menzionati. Gli errori che ho commesso, il male che posso aver fatto, fino al più piccolo sgarbo.

Sono cambiata? No. Ho capito? Sì. Ecco la differenza.

Ripercorrendo all’indietro le mie sensazioni sembra quasi che una parte di me già sapesse, già si ribellasse. Può darsi che il senso di ciò che è giusto o sbagliato sia insito nella natura umana, come un istinto primordiale. Stai per lanciare il sasso: la mano è ferma, ma il cuore vacilla, seppure per un attimo. Sa che non deve commettere quel gesto, sa che il dolore non farà che tornare indietro…forze uguali e contrarie, è la legge del mondo! Eppure lo lancia quel sasso, ribellandosi all’azione più logica. Quanto tempo e quanta onestà serviranno per arrendersi alle prime buone intenzioni!

E’ come se la nostra anima, libera e giusta alla nascita, si ricoprisse man mano di molti strati. Una maschera contro la paura, una maschera contro la vergogna , una contro l’insuccesso, un’altra contro la solitudine e molte altre ancora…Quanti strati serviranno prima di iniziare a soffocare intrappolati dalle leggi di coerenza delle proprie azioni? Imprigionati in un personaggio che tanto si discosta dal nostro io più profondo. Prigionieri di noi stessi.

No, ve lo ripeto: non sono cambiata. Sono quella di una volta, ma senza maschera.

Padri e figli

Febbraio 15th, 2007

Lo ricordo come fosse ieri. Il giorno più brutto della mia vita.
“Non posso sposarti” mi disse “perchè sono già sposato con la mamma.”
La vita di una bambina di cinque anni distrutta. Da allora le cose sono parecchio cambiate. Mi chiedo se l’aver troppo adorato mio padre fino ai dodici anni sia stata l’inevitabile causa della sua disfatta. In tutti gli altri si riescono ad accettare difetti e debolezze. Perchè è così difficile fare lo stesso con i propri genitori? Sinceramente non so cosa mi abbia trasformato dalla bambina di cinque anni che voleva sposare il papà alla ragazza di ventidue che non vede l’ora di andarsene di casa. Forse tra qualche tempo riuscirò a perdonare a mio padre di essere una persona qualunque o forse non sarò mai più capace di dargli quell’amore devoto e incondizionato che ci si aspetta dai figli. Del resto ho smesso da tempo di essere la sua bambina, come lui ha smesso di essere un genitore. Ora sono solo una quasi adulta che osserva e giudica, mentre lui è un uomo che guarda crescere e svanire il ricordo di sua figlia.
Mi chiedo quanti altri significati possa assumere ancora la parola “papà”.

L’amore ha molte forme. Cambia, si affievolisce o si rafforza. Quel che è certo è che non svanisce mai.

Vintage yourself

Febbraio 10th, 2007

Negli ultimi tempi spopola la moda del vintage. “Che bello questo vestito!Dove l’hai comprato?” “E’ vintage!” (traduzione= l’ho comprato su una bancarella dell’usato a cinque euro). Niente di male in questo, ovviamente. Al contrario, penso che il riciclo sia una gran cosa.
Ma se riciclassimo anche l’anima?

La creazione resterà sempre un mistero per l’uomo?Siamo destinati a vivere in questo mondo vintage, pieno di pensieri vintage, risate vintage, amori vintage ed anime vintage, oppure ci aspetta qualcosa di nuovo prima o poi?Mi viene in mente la canzone di Samuele Bersani.

Sei solo la copia di mille riassunti

Ma non lo siamo tutti? Prendi la storia dell’uomo da Adamo fino a Cristoforo Colombo, da Robespierre fino a Paris Hilton, metti in uno shaker gli ultimi ventidue secoli di vita ed agita bene..filtra e servi senza ghiaccio. Questa sono io. Questi siamo noi. E’ affascinante, ma anche angosciante, a ben riflettere. Dov’è la mia tanto agognata identità, dov’è l’originalità, dov’è la libertà di essere qualcosa di completamente diverso dagli altri? So di dire delle amenità, ma non sono proprio quei sentimenti comuni ad essere maggiormente impressi nella nostra mente?Forse i pensieri banali non sono altro che ricordi.

Non facciamo che rincorrerci a vicenda, ignorando che tutti possiamo fare le stesse cose, dire le stesse cose, pensare le stesse cose. Un genio non è nient’altro che qualcuno che ha fatto, detto o pensato prima degli altri una cosa che potenzialmente tutti già sapevano.
Eccoci l allora, con le nostre anime vintage stirate a nuovo, a girare in tondo ed a mordersi la coda l’un l’altro, tentando di guadagnare in maniera assai banale un’immortalità che non meritiamo affatto.
Nulla infatti abbiamo creato, nulla abbiamo inventato. E ci ostiniamo a voler uscire dall’anonimato per diventare “qualcuno”, quando l’unica verità è che siamo “uno” e uno soltanto.

La paura verso ciò che conosciamo cos’è se non la paura verso noi stessi?
Nessuna sorpresa della vita potrà mai coglierci del tutto impreparati; non ci saranno colpi di scena durante lo spettacolo, nè straordinarie rivelazioni.
Solamente infinite ed infinite repliche.

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