Drop the mask
Mi sono spesso trovata a riflettere sul senso dei cambiamenti. Dei miei, quelli più intimi e segreti; quelli altrui, più manifesti. “Sono cambiata”, “Sei cambiato”. “I tempi cambiano”. Ma che vuol dire?
Si cresce e si fa tesoro del proprio bagaglio di esperienze, di errori…e si cambia. In meglio, il più delle volte. Forse “cambiare” è il verbo sbagliato. Non si cambia, si impara.
Ho scavato a fondo, sollevato ricordi che avevo sepolto in fondo alla coscienza perchè troppo scomodi per essere menzionati. Gli errori che ho commesso, il male che posso aver fatto, fino al più piccolo sgarbo.
Sono cambiata? No. Ho capito? Sì. Ecco la differenza.
Ripercorrendo all’indietro le mie sensazioni sembra quasi che una parte di me già sapesse, già si ribellasse. Può darsi che il senso di ciò che è giusto o sbagliato sia insito nella natura umana, come un istinto primordiale. Stai per lanciare il sasso: la mano è ferma, ma il cuore vacilla, seppure per un attimo. Sa che non deve commettere quel gesto, sa che il dolore non farà che tornare indietro…forze uguali e contrarie, è la legge del mondo! Eppure lo lancia quel sasso, ribellandosi all’azione più logica. Quanto tempo e quanta onestà serviranno per arrendersi alle prime buone intenzioni!
E’ come se la nostra anima, libera e giusta alla nascita, si ricoprisse man mano di molti strati. Una maschera contro la paura, una maschera contro la vergogna , una contro l’insuccesso, un’altra contro la solitudine e molte altre ancora…Quanti strati serviranno prima di iniziare a soffocare intrappolati dalle leggi di coerenza delle proprie azioni? Imprigionati in un personaggio che tanto si discosta dal nostro io più profondo. Prigionieri di noi stessi.
No, ve lo ripeto: non sono cambiata. Sono quella di una volta, ma senza maschera.
Lo ricordo come fosse ieri. Il giorno più brutto della mia vita.



