Arrivederci Roma

Maggio 22nd, 2008

 

Dopo aver salutato amici e parenti mancava solo lei, so già che mi mancherà.
E anche se il tempo per provare nostalgia sarà davvero poco, e anche se me ne starò con gli occhi spalancati ad osservare meraviglie esotiche per la maggior parte del tempo…
Il fiume Han (한) non è il Tevere e il palazzo imperiale (궁) non è il Colosseo e senza voler fare dell’inutile patriottismo, non c’è una città al mondo che potrei mai amare quanto questa in cui oggi ho la fortuna di vivere.

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Il freddo di Roma

Dicembre 10th, 2007

Quando fa freddo, Roma non sembra più la stessa. La luce bianca si riflette sulle mura variopinte facendole sembrare meno arancioni e meno allegre del solito. Le espressioni sui volti dei passanti sono più tristi e cupe e i senzatetto alla stazione Termini diffondono nell’aria la loro muta disperazione. Ma forse è solo il tempo che si riflette sul mio umore e viceversa.
Eppure oggi, tornando da Porta Portese, le mani gelate sul volante ed i tergicristalli che facevano su e giù all’impazzata, una domanda continuava a martellarmi la testa al ritmo delle pesanti gocce di pioggia:

“Questa è casa mia?”

C’è stato un tempo in cui non avrei mai pensato di andarmene, non troppo a lungo quantomeno. Un tempo in cui pensavo a Roma come alla mia casa, ad un luogo al quale appartenere per sempre ed a cui fare ritorno alla fine di ogni viaggio. Ora ho la triste sensazione che non sia più così. E’ come una di quelle palle di vetro piene d’acqua col Colosseo dentro. Qualcuno ha smesso di agitarla ed ora non sembra più tanto interessante.
Forse il mio attaccamento alla Città Eterna non era che un infantile bisogno di sentirmi parte di qualcosa, forse lo sdoppiamento tra me e questi luoghi familiari non è che un’altra inevitabile controindicazione del diventare grandi. Eppure Roma non è più mia, lo sento fin troppo bene.
Sogno posti lontani, esotici e vite del tutto diverse. Chissà, magari come dicevano in quell’ultimo stupido film che ho visto, ho bisogno di andare lontano per ritrovare la strada verso casa.
O qualcosa del genere.

English Version

Progresso o Regresso?

Maggio 24th, 2007

Non ci rifletto su quasi mai, forse perchè oramai l’abitudine della vita di sempre ne ha fossilizzato la sensazione, ma Roma è davvero una città dispersiva. Probabilmente è lo stesso dappertutto nelle grandi città, anzi, sicuramente altrove è anche peggio. Eppure questo sentimento di essere sempre soli e non esserlo mai non può che straniare se ci si sofferma.

Il piccolo terrazzino della mia stanza affaccia su quattro cortili di diversi da cui posso vedere moltissime finestre, eppure solo di rado mi capita di corgere qualche volto al di là dei vetri. Viviamo in una città di fantasmi?

Gli esseri umani sono in realtà creature schive e gelose del proprio nido, ma incapaci di vivere in completa solitudine. Mi sono chiesta spesso perchè quando mi trovo in un’a sala conferenze, oppure in un’aula universitaria le persone che mano a mano entrano vanno ad occupre i posti liberi pià lontani dai gruppi di estranei. Più che una forma di delicatezza mi sembra un istintivo d’ autoconservazione. Ma se davvero è così allora perchè sulla banchina della metro e sull’autobus invece di allontanarsi cercando spazi liberi la gente si raduna entro lo stesso limitato spazio vitale? Aveva ragione il caro Manzoni: la folla è una macchina impazzita, un agglomerato di istinti diversi che si influenzano a vicenda a partire da una scintilla accesa chissà dove e chissà come.

Quant’è duro però accettare il non-senso. Visto così un litigio casuale all’università rientra nell’ordine del vivere sociale. La gente scarica la propria frustrazione sugli altri a dimostrazione di un egocentrismo che non tiene conto delle nostre naturali e congenite reciproche dipendenze. Ecco allora che l’insulto al guidatore a fianco così come la polemica all’ufficio postale diventano normale amministrazione. Eppure qualcosa mi dice che non è sempre stato così. Deve esserci stato un tempo, senza telefonini e senza traffico impazzito, un tempo in cui l’istinto naturale verso il prossimo era di tolleranza e non di belligeranza. Ce lo vedete un “Marco Tullio” a gridare come impazzito: “Hey tu, brutto s*****o, sposta quella c***o di auriga dalla strada!!” ?!?

La verità è che la presunzione umana è cresciuta di pari passo col cosiddetto progresso.

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