Non ci rifletto su quasi mai, forse perchè oramai l’abitudine della vita di sempre ne ha fossilizzato la sensazione, ma Roma è davvero una città dispersiva. Probabilmente è lo stesso dappertutto nelle grandi città, anzi, sicuramente altrove è anche peggio. Eppure questo sentimento di essere sempre soli e non esserlo mai non può che straniare se ci si sofferma.
Il piccolo terrazzino della mia stanza affaccia su quattro cortili di diversi da cui posso vedere moltissime finestre, eppure solo di rado mi capita di corgere qualche volto al di là dei vetri. Viviamo in una città di fantasmi?
Gli esseri umani sono in realtà creature schive e gelose del proprio nido, ma incapaci di vivere in completa solitudine. Mi sono chiesta spesso perchè quando mi trovo in un’a sala conferenze, oppure in un’aula universitaria le persone che mano a mano entrano vanno ad occupre i posti liberi pià lontani dai gruppi di estranei. Più che una forma di delicatezza mi sembra un istintivo d’ autoconservazione. Ma se davvero è così allora perchè sulla banchina della metro e sull’autobus invece di allontanarsi cercando spazi liberi la gente si raduna entro lo stesso limitato spazio vitale? Aveva ragione il caro Manzoni: la folla è una macchina impazzita, un agglomerato di istinti diversi che si influenzano a vicenda a partire da una scintilla accesa chissà dove e chissà come.
Quant’è duro però accettare il non-senso. Visto così un litigio casuale all’università rientra nell’ordine del vivere sociale. La gente scarica la propria frustrazione sugli altri a dimostrazione di un egocentrismo che non tiene conto delle nostre naturali e congenite reciproche dipendenze. Ecco allora che l’insulto al guidatore a fianco così come la polemica all’ufficio postale diventano normale amministrazione. Eppure qualcosa mi dice che non è sempre stato così. Deve esserci stato un tempo, senza telefonini e senza traffico impazzito, un tempo in cui l’istinto naturale verso il prossimo era di tolleranza e non di belligeranza. Ce lo vedete un “Marco Tullio” a gridare come impazzito: “Hey tu, brutto s*****o, sposta quella c***o di auriga dalla strada!!” ?!?
La verità è che la presunzione umana è cresciuta di pari passo col cosiddetto progresso.