L’arte delle parentesi

Marzo 26th, 2008

La sagoma scura della mia valigia ancora dritta al centro della stanza disordinata è l’unica cosa che mi ricorda che sono di nuovo a Roma, non appena apro gli occhi stanchi ma per niente assonnati.
Due giorni di cui avevo bisogno, per scaricare parte di quello stress costante ed inspiegabile che da un po’ di tempo fa battere il mio cuore troppo velocemente. Non è ancora passato del tutto, ma oltre la nebbia i pensieri prendono finalmente forma e colore e tutto mi sembra un pochino più facile da gestire, anche la mia eterna ed indecisa ostinazione.
I primi minuti, sono stati interminabili. Frustrazione ed una punta di disprezzo per me stessa accompagnavano i miei passi isterici il giorno della partenza, le mani livide a causa dell’inutile accanimento con cui stringevo il manico del mio fin troppo leggero trolley. Mi sembrava di trovarmi alle prove generali della mia vita. Ed il pensiero che di lì a poco avrei stretto al cuore ansie e valigie ben più pesanti, rendeva quell’ingenuo espediente ancora più infantile ai miei occhi. Nella borsa il primo volume della saga della Meyer, il must di questa stagione. Alle orecchie canzoni suadenti mai ascoltate prima, la più semplice della morfina contro i pensieri spiacevoli che melodie familiari sanno come riportare a galla. I rayban scuri completavano l’opera: ero più che mai decisa ad impegnare in attività passive ogni singola molecola del mio corpo per le successive tre ore di viaggio. Eppure, sono bastate un paio di battute scambiate con due ragazzi di quasi diciotto anni seduti accanto a me a sciogliere la mia misantropia in un battito di ciglia. Ricordo vagamente i discorsi riguardanti la vita a scuola, i progetti, i fidanzati (e fidanzate), ma è ancora nitida la sensazione che le loro parole corressero miliardi di volte più veloci del tempo e del treno.
Seduta tra loro mi sentivo come quel passeggero del famoso teorema, quello che si trova nel treno B e guarda fuori dal finestrino il treno A sfrecciare via. Così scioccamente si illude che il suo treno sia partito, anche se in realtà non si è mai mosso di un millimetro. Quell’improvvisa sensazione di rapidità mista a consapevole staticità ha finalmente smosso qualche ingranaggio nel mio cervello e piano piano il meccanismo ha ricominciato a girare.
Ho ascoltato i loro discorsi vivaci per tre ore di fila, sempre con attenzione e senza mai avere voglia di parlare. Tanto di risposte, non ne volevano. Quella è l’età in cui le risposte le hai già tutte, anche se il più delle volte sbagliate.
Il brutto di crescere è che si perde gran parte di quella focosa presunzione di avere tutto il mondo nelle tue mani. Crescendo si diventa paurosi, schivi, forzatamente modesti cercando di uniformarsi al resto dei disillusi.
A volte il peso della responsabilità è troppo gravoso e finisco col cedere anch’io alle tentazioni che da sempre mi disgustano. Quelle delle mille domande inutili che affollano la testa, quelle dell’indecisione mascherata sotto il falso nome di ‘buon senso’ o ‘prudenza’. I particolari sono una brutta bestia. Una volta che ne noti uno stonato, non fanno che moltiplicarsi come cellule tumorali che attaccano l’organo del buonumore, rovinando la pace di una semplice esistenza. Cerco di non cedere mai al fascino dei particolari. Ripeto di continuo a me stessa che è l’opera tutta e NON il particolare, a fare la bellezza. Ma non sono che un essere umano imperfetto ed il più delle volte vacillo, sbaglio e soffro prima di rimettermi in piedi con dolore. Alla persone che mi sono intorno non lascerò intuire fino a che punto questa continua lotta interiore sia capace di lacerarmi. Del resto cosa importa? Ciò che conta è la consapevolezza che la gioia ha più valore della sofferenza e che la scelta di un sorriso coraggioso è capace di asciugare un mare di lacrime. Quindi impavida, eroica ed ipocrita sorrido.  E vado avanti.
L’ansia in sé non è che una parentesi.



Risultati del test

Febbraio 27th, 2008

Bene, questo test sulla sottoscritta è stato molto ultile a capire che i miei presunti amici non mi conoscono affatto oppure che io sono troppo contorta.
Ecco le risposte per soddisfare la vostra curiosità morbosa.

1. Ma chi è veramente questa Linda Brillante?
    Il personaggio di uno dei miei racconti.

Linda è una strega di trentun’anni, acida e zitella. E non ha nulla a che fare con me, è troppo figa per me!

2. Quale tra queste categorie di persone detesto nel profondo?
    Gli stupidi.

Forse perchè è l’unica cosa a cui non c’è rimedio. Ma non riesco a nascondere la mia insofferenza per questi individui.

3. Qual è il mio goal nella vita?
    Non lo sai nemmeno tu ed è questo il problema!

Ho tante passioni, ma nessun obiettivo concreto al momento. Immagino che prima o poi la risposta comparirà chiara e limpida nella mia testa, io non mi scoraggio. Tutte le altre cose che ho messo come opzioni sono attività che non mi dispiacerebbero (eccetto fare la tronista da maria de filippi, è ovvio) ma non so se ne farei una scelta di vita.

4. Se vincessi dieci milioni di euro…
    Faresti un viaggio attorno al mondo finché non finiscono.
    Li spenderesti tutti in scarpe e poi ti chiederesti stupita come sia successo.
   

Le scarpe sono il mio punto debole….queste due domande erano entrambe giuste.

5. Il tuo peggior difetto (secondo te) è…
    Irascibile.

Quando qualcosa mi sta davvero a cuore non so controllarmi ed esplodo. State attenti ^^

6. Il tuo peggior difetto (secondo tutti gli altri) é…
   Intransigente.

Me lo hanno detto spesso, quindi suppongo sia vero. Non sono del tutto d’accordo. I principi si chiamano principi proprio perchè stando alla base non possono essere cambiati.
Ma ammetto che avrei bisogno di qualche ripetizione sulla diplomazia.

7. Meglio sola o male accompagnata?
    Meglio sola.

Non le ho mai capite quelle persone che si sentono una nullità se non stanno invischiati in una relazione. Io non mi sono mai sentita sola, non ho nessuna carenza d’affetto e rinuncerei al mio status di single con tutte le comodità e abitudini che ne derivano solo per una persona davvero davvero speciale. Mi pare il minimo, no?

8. Pianeta uomini: mi innamoro a prima vista…
    Ho un debole per i timidi.
    Di un’ipotassi ben costruita.

Eh sì non so resistere davanti a balbuzienti e oratori, un vero controsenso. Generalmente non mi fido delle persone che sembrano troppo sicure di sè. Mi piacciono i timidi perchè ci voglio leggere un’onestà di fondo ed un cuore puro, forse.

9. Il mio passatempo preferito è…
    Raccontare barzellette.

Boywatching lo facevamo io e Igu in quinta ginnasio, ma quei tempi di cavolate oramai sono andati. Ah Ah….ti ricordi che amarezze Igu? Ora preferisco collezionare e raccontare barzellette. Cosa c’è di meglio che ridere e far ridere?


La poesia che é in me

Febbraio 4th, 2008

La mia testa ora é come un foglio bianco. Che sia a causa delle aspettative infrante? No, non lo credo. Chi ha grandi aspettative forse avrà grandi delusioni, ma certamente farà sogni bellissimi…Perché rinunciare al diritto di sognare? No, non posso proprio permettermelo.

Lottare contro il cambiamento é una perdita di tempo. Tutto muta forma e si evolve, é proprio questa la bellezza delle cose che ci circondano. E se questi miei timidi pensieri una volta irrequieti si allineano ora docili su di una pagina non scritta, é soltanto perché si stanno preparando a nuove forme e colori. Più insoliti, più audaci.

La saggezza popolare, la lascio a chi di saggezza non ne ha. Non posso accontentarmi di percorsi già segnati e la forza che sento scorrere in me non può che straripare se versata controvoglia in vasi inflazionati. Ciò che dico é ciò che penso e ciò che penso non sempre lo dico. Se non va bene, che ne posso fare? Questo davvero non lo posso cambiare.

Non vivo alla giornata, ma per il futuro che mi aspetta. Perché in questo stadio della vita sto scrivendo ciò che nel prossimo vivrò per ricordare. Non mi soffermo sul perché e sul per come, ci penseranno il tempo e la distanza ad amalgamare il tutto in una forma di più attraente commozione.

Non conservo un’emozione per il momento migliore, la assaporo fino in fondo e la vivo con passione tenendo però sempre ben presente che una volta consumata, ne ho in tasca una di meno.

Qui non c’é ombra di magia né cura del dolore. Ma tu fermati, siediti, ascolta.

Reciterò la mia poesia.

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