Le regole dell’equilibrio

Maggio 4th, 2010

Vi è capitato di scoprire un giorno che qualcosa che non mi è mai piaciuto iniziasse ad intrigarvi?Magari rivedete quel film che avete sempre considerato un’inutile spreco di pellicola e vi accorgete che la fotografia non è poi così male. E che vista da un punto di vista di analisi storica anche l’ambientazione ed i costumi sono adeguati. In men che non si dica eccovi pronti a dare esempio di incoerenza ed a scambiare l’idiosincrasia di un tempo con una tolleranza blanda che adiuvata dalla fervente spinta di un amico diventa vero e proprio apprezzamento per il thriller che reputavate ridicolo.E’ un fatto: sentimenti, giudizi, opinioni possono cambiare. Perché questo succeda, un mistero. Dire che l’uomo è una creatura volubile mi sembra troppo riduttivo. L’uomo è piuttosto una creatura troppo complessa, incapace di provare un solo sentimento per volta. Quello che noi chiamiamo odio o antipatia è in realtà un insieme aggrovigliato di istinti e pensieri multiformi. Al suo interno coesistono elementi diversi che si sommano per dare vita a quello che poi chiamiamo odio. Basta che uno solo di questi elementi cambi posizione ed ecco che cambia anche il risultato finale. Le convinzioni sono concetti talmente fragili…
Pensieri come questi mi inducono a farne di altri ancora più deprimenti. Se i sentimenti umani sono così mutevoli, come si può anche solo considerare di riporre la propria fiducia nel prossimo, di abbassare le difese  e permettere ad un altro essere mutevole ed instabile di influenzare il nostro già precario equilibrio?

Quali sono le regole dell’equilibrio?Chiedete a ballerini, insegnanti di yoga e di fitness: vi diranno di fissare un punto al di fuori di voi per non cadere. Sembra assurdo, ma è proprio così che le persone riescono nell’impresa impossibile di fissare un’emozione:  non guardandosi dentro, ma fissando qualcun altro.
Ci specchiamo nell’occhi altrui e quello che vediamo non siamo noi, ma un’immagine fissa di noi, la sua proiezione ideale di noi. Vogliamo adeguarci a quella visione idealizzata ed è così che troviamo il nostro equilibrio, la nostra coerenza. Se ci accorgiamo che stiamo cambiando posizione, basta guardare ancora una volta quel punto nello specchio dei desideri ed ecco che ci rimettiamo in carreggiata.Da soli non siamo che folli creature egocentriche e inconcepibili. Assieme agli altri troviamo la nostra definizione, la nostra ragion d’essere. Perciò, non importa quanto siamo feriti, stanchi o disincantati. Se non vogliamo perdere l’equilibrio, non abbiamo altra scelta che continuare ad affidarci al prossimo.
Forse anche questo è un altro dei casi in cui la fede (intesa come fiducia) vince sulla ragione. La natura ci offre un milione di possibilità, ma solo l’Amore può renderci capaci di fare una scelta e trovare l’equilibrio. L’Amore è una fonte inesauribile. Non smettete mai di attingervi!


Adattarsi al cambiamento

Febbraio 28th, 2010

Ultimo del mese, un’altra pagina del calendario che se ne va nella carta straccia. All’improvviso mi guardo intorno ed ho paura.  Persino il continuo reinventarsi può diventare un controllato giro su se stessi.  Ciclico, puntale come un orologio svizzero. Statico rispetto ad un mondo in continuo movimento.  Come diceva Marco Aurelio,  l’unica cosa su cui si può fare affidamento è la profondità del proprio essere, tutto il resto non è che un’effimera scenografia che cambia con gli umori e le stagioni. Punti fermi, non ce ne sono. Forse è per questo che con tanta smania la gente si affanna a collezionarne. Un leader politico,  una religione, un’ideale che si credono scolpiti nella roccia, quando invece inevitabilmente finiranno per mutare nel corso del Tempo. Quello con la T maiuscola, non quello piccolo, misero, limitato alla nostra breve esistenza.  
Se tutto è destinato a trasformarsi, l’unica scelta razionale è vivere adattandosi al cambiamento. Come un camaleonte che si adegua al colore dello scenario, bisogna farsi malleabili, accomodanti, pronti a cedere a compromessi e a fare un passo avanti e due indietro. Purtroppo come spesso accade le qualità atte a rendere l’uomo felice sono proprio quelle che ne violentano la natura.  
E ancora una volta l’irrazionale vince sul razionale, in me per prima. 


Something familiar

Ottobre 15th, 2009

This is gonna be the coldest winter ever. Ieri notte il termometro ha sfiorato i meno cinque gradi centigradi e le temperature promettono di continuare a scendere. Potrebbe addirittura nevicare quaggiù, come non succede dal lontano 1985.
Nuovi traguardi, nuovi record, nuove vette. Sembra che la gente faccia di tutto per dare un significato profondo anche alle cose che in realtà non ce l’hanno. Ogni momento deve, anzi, esige di essere riconosciuto come diverso, unico, irripetibile. E’ troppo doloroso ammettere che certe cose non cambiano, e forse mai cambieranno?
La terra non smette di girare, è vero. Eppure ci sono cose che una volta completato il giro potrai ritrovare là, esattamente dove le avevi lasciate. Incrollabili ed immutate .Tuo conforto e dannazione. E non c’è niente, assolutamente niente che tu possa fare a riguardo.
Esistono verità profonde scolpite nella roccia secolare che né vulcani né terremoti mai smuoveranno. Nascono e muoiono menti che vivono nell’inganno o intrappolate dai loro stessi giudizi irremovibili. 
Non sanno ascoltare,  non potranno mai capire, né evolvere o mutare.

Perché lottare? Perchè lottare? Perché lottare, se fa male?
Perchè è la mia natura, e sembra essere tra le cose che non posso cambiare. 

 

 

 

Human evolution can never go back.The applications of science have built man a well-supplied house, and are teaching him to live healthily therein. They have enabled him to throw masses of people against another with cruel weapons. They may yet allow him truly to encompass the great record and to grow in the wisdom of race experience. He may perish in conflict before he learns to wield that record for his true good. Yet, in the application of science to the needs and desires of man, it would seem to be a singularly unfortunate stage at which to terminate the process, or to lose hope as to the outcome.
Vannevar Bush, 1945


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